la rete, il medico, la paziente. dalla critica della informazione verso la condivisione dei processi assistenziali

La rete è un veicolo di informazioni ineguagliabile.

Le informazioni disponibili in rete non hanno un limite e sono rivolte alle persone con lo scopo di fargliele utilizzare.

Perché le informazioni inducono spesso bisogni o atteggiamenti mentali fino a allora sconosciuti.

Pubblicità e Politica nutrono il mondo di loro interesse con questi principi.

Analogamente, le tantissime informazioni disponibili in rete su salute personale, su salute ambientale, su igiene ambientale e personale, su assistenza, fanno informazione per indurre scelte e bisogni.

Di molti bisogni fino a un minuto prima di leggerle non si sentiva il bisogno.

Tutte le informazioni a disposizione in rete, anche quelle sanitarie, sono unite da un problema comune: non sono differenziate, sono parziali e spesso non qualificate.

In questo momento io sto dando informazioni, io posso essere uno qualunque con competenze di tipo qualunque e chi mi legge non ha nessun parametro per misurare la mia attendibilità se non si mette a cercare in rete informazioni che mi riguardano oppure mi riconosce un ruolo culturale o mi conosce direttamente.

La rete si dice che è democratica perché ospita tutti e tutti hanno lo stesso diritto di dire tutto quello che vogliono. Il concetto di democrazia è diverso, nella realtà dei fatti la rete è un secchio dove finisce tutto e dove tutti possono prendere quello che c’è dentro.

Con questa premessa, chi legge messaggi postati in rete, prima di farsi coinvolgere, deve capire che esistono informatori che possono essere ignoranti sull’argomento di cui parlano, e anche aggressivi e sensazionalisti.

L’informatore ignorante racconta il falso come lo raccontano le fake news che nascono con il solo scopo di disinformare.

Fare proprie informazioni in modalità acritica senza chiedersi chi è l’informatore, perché scrive questo, quanti sono e chi sono gli informatori che la pensano diversamente e con quali argomenti, ottiene come risultato di farsi coinvolgere in false verità fino a sperimentare un clima di sfiducia e alla fine sospetto e paura di essere ingannato dai professionisti «ufficiali» che parlano di vere verità. Esattamente a quanto cercano di realizzare le fake news.

Questa chiacchierata porta a chiedersi, rispetto a chi riceve queste informazioni, quali strumenti ha per interpretarla? Pochi.

Pochi strumenti ma uno importantissimo, la flessibilità, cioè quell’atteggiamento mentale con il quale ciascuno ha la possibilità di valutare senza pregiudizio e preconcetti una informazione e poi interagire con questa o direttamente con l’informatore, se è fisicamente presente, facendosi una propria idea in merito.

Esattamente l’opposto di quanto accade sui social o nei dibattiti televisivi dove ognuno butta li una sua idea fregandosene di quella dell’altro a meno che non sia, già all’origine, anche la sua.

Durante una consultazione professionale la flessibilità del paziente apre la porta alla disponibilità nei confronti del medico informatore e consente l’inizio e la prosecuzione di un dialogo, di un contradditorio, durante il quale, il paziente può farsi una propria idea in merito alle proposte diagnostiche e terapeutiche che verranno fatte e con ciò collaborare alla loro riuscita o al loro rifiuto parziale o totale.

La flessibilità, anche nella consultazione medica, perché abbia successo deve essere bidirezionale.

In ostetricia e ginecologia, branche della medicina applicate alla genitalità, il problema della informazione e della sua correttezza genera, rispetto a ogni altra specialità, il massimo livello di intensità emozionale.

La donna, la coppia, arriva di frequente al consulto con il medico con informazioni che ritiene valide e fondate, supportate da convinzioni, abitudini e valori riguardo al rischio e alle scelte di comportamento, ottenute spesso da referenti significativi di cui si fida (la madre, l’amica che ha fatto così, nel forum hanno detto questo) ma tutte prive di prove di evidenza e che in aggiunta non di rado supportano preoccupazioni e timori personali non fondati o irrazionali.

Perché un caso che va in un certo modo non cambia certo la storia di migliaia di casi che hanno un decorso diverso.

Nella pratica clinica ostetrica e ginecologica, l’ambulatorio di tutti i giorni, Il ginecologo deve tenere conto di questa realtà e dare le informazioni che ritiene importanti e utili a comprendere le situazioni di rischio e i vantaggi e gli svantaggi di determinati comportamenti e così facendo a orientare la donna e\o la coppia a evitare scelte svantaggiose o pericolose (esempio classico in ostetricia chiedere un cesareo senza nessuna indicazione. esempio classico in ginecologia chiedere di togliere un utero per dei fibromi senza neanche tentare una delle numerose terapie mediche a disposizione)

Per fare questo nel corso della consultazione il medico dovrebbe:

  • Fare domande sulle informazioni che la paziente ha già sul problema per cui chiede la visita (cosa le hanno già detto? cosa ha letto?) per sapere cosa sa già o crede di sapere
  • Tenere conto degli aspetti emotivi
  • Esplorare il mondo della paziente (abitudini, obiettivi, priorità..)
  • Personalizzare le informazioni che sta per dare
  • Facilitare le domande e rispondere a tutte le domande
  • Parlare soltanto di ciò che è appropriato al problema
  • Evitare l’ambiguità, i termini e le espressioni non comprensibili per quella tipologia di paziente
  • Confermare le informazioni condivisibili e solo dopo correggere o smentire quelle inesatte
  • Dichiarare con termini chiari le proprie valutazioni professionali e le opzioni diagnostiche e terapeutiche
  • Non schierarsi
  • Mantenere la giusta distanza (non troppo lontano, non troppo vicino)
  • Dare informazioni solo e unicamente nella misura in cui sono necessarie per la comprensione del messaggio
  • Attivare la bilancia decisionale (aspetti di rischio, aspetti vantaggiosi)
  • Esplorare i fattori che apparentemente rendono difficile la decisione.
  • Indicare obiettivi condivisibili
  • Negoziare soluzioni praticabili
  • Condividere gli obiettivi di salute e concordare percorsi di salute e di cura

Per concludere

  • La rete non è affidabile ma è senza dubbio utile se il cervello resta sempre acceso
  • La competenza comunicativa è prima di tutto un dovere del professionista
  • Ogni paziente ha il diritto all’ascolto, alla correttezza informativa, al rispetto
  • Ogni paziente ha il dovere di facilitare il processo di comunicazione rendendosi disponibile al dialogo interattivo perché una buona comunicazione medico-paziente migliora l’informazione e facilita la scelta diagnostica e terapeutica
  • I pazienti non sono soggetti passivi nel processo informativo ma devono recepire attivamente l’informazione e interagire affinché ogni pre-giudizio si trasformi in un sereno giudizio
  • La sinergia comunicativa tra medico e paziente è uno strumento cardine di ogni processo assistenziale, e in questa affermazione è inclusa la possibilità del suo rifiuto totale o parziale.

Maurizio Zaza

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