Perché non sempre va tutto bene in gravidanza

Premessa

L'attesa di una nascita è uno degli eventi cardine e meravigliosi nella vita di ogni donna che desidera un figlio e di ogni coppia che vede nel figlio o nei figli la realizzazione di se stessi e dei propri ideali di genitori.

Purtroppo come qualche volta capita, raramente per fortuna, ma amplificato dai media sembra molto più spesso, la gravidanza non va come dovrebbe e mortalità materna e fetale e più spesso morbilità fetale anche grave fanno la loro comparsa sul percorso della vita della donna e della coppia che non aspettavano altro che stringere a se stessi questo figlio sano e tanto desiderato.

Questo breve articolo è scritto per una presa di coscienza del problema "perché non sempre va tutto bene in gravidanza" i cui principali fattori di rischio sono noti ( senza questi i numeri infausti sarebbero veramente malto bassi ma comunque inevitabili) e quindi almeno controllabili nel ridurre l'evento sfavorevole.

Perché non sempre va tutto bene in gravidanza

 Come nei principali Paesi UE, in Italia la mortalità materna si conferma un evento raro, con un tasso analogo alla Gran Bretagna e alla Francia dove muoiono 10 donne ogni 100 mila nati vivi. Nel nostro Paese, tra il 2006 e il 2012, per cause legate alla gravidanza e al parto, ne sono morte nove ogni 100 mila con un’ampia variabilità tra regioni compresa tra un minimo di 6 decessi in Toscana e un massimo di 13 decessi ogni 100 mila in Campania. ( Stime: Obstetric Surveillance System dell’Istituto superiore di sanità, 2016 ).

Cause di morte materna

La causa più frequente delle morti materne precoci (ovvero entro 42 giorni dalla nascita) è l’emorragia, responsabile del 44% del totale dei decessi, seguita dai disordini ipertensivi della gravidanza (19%) e dalla tromboembolia (9%). Il 38% (quindi 1\3) è riconducibile a altre cause.

La mortalità materna è in Italia un fenomeno raro (gli eventi sembrano di più perché ogni morte finisce sui media) che però non sarà mai possibile azzerare come in nessuno dei paesi socialmente avanzati dotati di un buon sistema sanitario proprio come quello italiano.

Fattori di rischio

Nel periodo fino al 2016 Il 21% dei decessi ha riguardato donne di cittadinanza non italiana, che, paragonato alla popolazione italiana, è un numero altissimo, spiegabile solo in parte con la difficoltà di accesso alle prestazioni.

Nel nostro paese i 3 fattori principali di rischio per morte materna (e conseguenti complicanze materno fetali non mortali ma con esiti) sono l’età materna, per la quale il rischio a partire dai 35 anni aumenta in modo significativo fino a impennarsi in maniera drammatica tra i 40 e i 45 anni di età, l’obesità e il taglio cesareo.

L’età pari o superiore ai 35 anni triplica la morte materna rispetto alle donne più giovani, mentre il basso livello di istruzione lo raddoppia. Il taglio cesareo aumenta il rischio di mortalità e di grave morbosità materna di oltre quattro volte rispetto a quello delle donne che partoriscono spontaneamente. Questo rischio è almeno in parte sovrastimato poiché le indicazioni all’intervento chirurgico, se appropriate, rappresentano esse stesse un fattore di rischio per esiti sfavorevoli materni e/o neonatali.

Il sovrappeso e l’obesità, e ovviamente le problematiche metaboliche associate, aumentano nel complesso di 2 volte il rischio di morte.

Quindi una donna di età superiore a 35 anni, obesa, con un basso livello di istruzione, a cui viene praticato un taglio cesareo, ha un rischio combinato, derivato dalla associazione di ogni suo singolo fattore di rischio, molto più elevato di mortalità e di grave morbilità di quanto sarebbe per 1 solo di essi.

Infine sono in forte crescita, a causa dell’aumento dei cesarei, le anomalie della placentazione (placenta accreta) che possono come unico fattore predisponente causare pericolose emorragie difficili da trattare o intrattabili.

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