Come e fino a quando curare lo decide il paziente.

I Testimoni di Geova da decenni pongono il problema del rifiuto alle trasfusioni e anche, in misura minore, a prodotti emoderivati o frazioni del sangue umano.

Alcune persone malate hanno chiesto e chiedono di non essere sottoposte per la loro malattia a determinate terapie o a nessuna terapia.

Alcuni medici non riescono a accettare l’idea che una persona, capace di intendere e di volere, possa rifiutare di essere curata anche di fronte a una possibile morte. E anche molti non medici.

Però nessun medico ha il diritto di curare, quello non glielo ha dato nessuno, ma sicuramente tutti i medici hanno il dovere di farlo e di farlo al meglio delle loro possibilità e fino a quando il paziente lo consente.

E questo è stato ratificato, dopo decenni di vuoto, da una norma legislativa che ha recepito molto recentemente e in maniera inequivoca che la volontà della persona è la condizione determinante affinchè il percorso terapeutico proposto possa essere effettuato e anzi ne rappresenta la condizione prioritaria.

La documentazione a cui è affidata questa volontà si chiama consenso informato, quando è liberatorio per la terapia proposta, o dissenso informato, quando prevede che determinate terapie non debbano essere effettuate (il più noto è quello con cui vengono rifiutate le trasfusioni da parte dei Testimoni di Geova).

Se il medico non lo fa il reato che ne consegue, che si chiama violenza privata, è penalmente perseguibile.

E questo vale sia per le trasfusioni salvavita che per qualunque altra terapia, anche banale, e diventa operativo a fronte di un dissenso informato firmato.

In altri termini un paziente che non vuole essere trasfuso e\o salvato oppure che non vuole essere sottoposto a una determinata terapia, e ha espresso questa sua volontà con una chiara dichiarazione di dissenso, ha il diritto di non essere trasfuso e\o salvato o di non essere sottoposto a una determinata terapia neanche quando si trova in stato di incoscienza.

Il rispetto della volontà della persona viene prima di tutte le azioni mediche e è alla base di qualunque rapporto medico-paziente, perché è il paziente che stabilisce fino a dove e fino a quando le terapie proposte possono essere effettuate e quindi fino a quando il medico può curarlo.

Nota: questo articolo si riferisce esclusivamente a adulti capaci di intendere e di volere per i quali la scelta del dissenso ricade esclusivamente sulla loro persona.

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