la polimenorrea

Premessa

Nel corso di un ciclo mestruale si ha, in condizioni normali, prima un aumento degli ormoni chiamati estrogeni e poi, se avviene l’ovulazione, del progesterone. Se arriva una gravidanza il progesterone, prodotto dall’ovaio a partire dalla sede dove si è aperto l’ovulo, la aiuta a crescere, e se non arriva la produzione di estrogeni e progesterone si riduce e ritorna la mestruazione. C’è da sapere che per mestruare non è indispensabile aver ovulato, perché la produzione ovarica di estrogeni se non arriva una gravidanza ciclicamente si riduce, e la mestruazione, che tecnicamente è una necrosi della mucosa che ricopre la cavità uterina provocata dalla riduzione della produzione estrogenica da parte delle ovaie, compare lo stesso.

Per definire normale, quindi fisiologica, la ricorrenza di un ciclo mestruale, questo, rispetto al precedente, non deve essere inferiore a 24 gg e non superiore a 35 gg ( la ricorrenza ogni 28 gg è quella che ogni donna si aspetta ma un poco meno o un poco più giorni rientra nella norma).

Che cosa è la polimenorrea

Per polimenorrea ( Poli= più. Meno= mestruo. Reo= scorro.) si intende una ricorrenza mestruale inferiore a 24 gg. Invece con il termine oligomenorrea si definisce il flusso che compare oltre 35 gg.

Quindi il termine polimenorrea definisce, riferendosi al ciclo mestruale, un intervallo di tempo più breve di quello fisiologico tra una mestruazione e la successiva.

In genere ogni donna ha una sua tipica ricorrenza mestruale che si può modificare nel corso della vita, come dopo una gravidanza, oppure in premenopausa, quando i cicli in genere diventano più corti di quelli preesistenti.

Tutto è correlato a situazioni ormonali a partenza dall’ovaio, dalla tiroide, dai surreni.

Avere una ricorrenza inferiore a 24 giorni o superiore a 35 rappresenta un problema?

A questa domanda andrebbe risposto si nel primo caso, e potrebbe nel secondo caso.

Qui però rispondo solo alla prima domanda, quella della ricorrenza inferiore a 24 giorni, la polimenorrea.

Per farlo devo chiarire che avere un ciclo compreso tra 24 e 35 giorni presuppone la possibilità, ma non la certezza, che il ciclo in questione sia ovulatorio. E per una donna in attesa di una gravidanza questa ricorrenza mestruale è la condizione ideale per averla.

Problemi legati alla polimenorrea

Ma se la donna non ha evidenti problemi endocrinologici e metabolici di nessun tipo, si deve comunque preoccupare se i suoi cicli sono più corti di 24 giorni? La risposta è si, e lo è per tre motivi principali. Il primo è legato al rischio di anemia, anche grave, provocato da perdite cicliche di sangue ripetute nel tempo così vicine tra loro.

Il secondo motivo è invece legato al fatto che cicli così corti sono, non sempre, molto spesso non ovulatori e quindi non idonei a una gravidanza. In genere questo problema è facilmente superabile con le terapie a disposizione.

Il terzo motivo è legato al fatto che non avere l’ovulazione provoca una mancanza di progesterone, cosi ché la produzione estrogenica ovarica diventa dominante nel corpo della donna perché non viene antagonizzata da quella progestinica.

Gli estrogeni a lungo andare, parlo di anni, non antagonizzati dal progesterone, aumentano il rischio di tumori estrogeno-dipendenti della mammella e anche di quelli uterini endometriali.

Quando la ricorrenza mestruale scende sotto i 24 giorni questa è sempre correlate a alterazioni ormonali a partenza dall’ovaio o da altri organi endocrini come il surrene e l’ovaio.

Terapie della polimenorra

Spesso però la causa rimane sconosciuta e allora l’unica cosa da fare per evitare la polimenorrea e i suoi problemi è quella di somministrare una pillola estro-progestinica, quella contraccettiva, oppure farmaci di tipo progestinico da somministrare ciclicamente con lo scopo di “allungare” la ricorrenza tra una mestruazione e l’altra.

Per evitare l’anemia va anche bene usare una spirale medicata, che contiene progestinici, e che blocca la perdita ematica o completamente o la riduce al punto da non creare più problemi emorragici.

E questa scelta va fatta dal medico e condivisa con la paziente.

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