Breve storia della sala parto di Ostetricia e Ginecologia dell’Ospedale S Eugenio di Roma dal 2009 a oggi

 

 

Il 27 dicembre, se non subisce un ulteriore rinvio, il Presidente Nicola Zingaretti, al suo secondo mandato, inaugurerà sotto i riflettori dei media la nuova sala parto dell’Ospedale S. Eugenio, dopo oltre 9 anni di chiusura per una ristrutturazione che avrebbe dovuto essere conclusa a agosto 2010.

In realtà quella che si inaugura il 27 dicembre non è una nuova sala parto ma una manutenzione straordinaria, si chiama tecnicamente messa a norma, della vecchia (impianto elettrico, ricambi di aria, climatizzazione, porte, finestre, percorsi, pavimentazione ecc). Con l’occasione si sono eliminate le esistenti 4 sale travaglio e è stata trasferita nel vicino blocco operatoria l’unica sala operatoria che esisteva. È stato possibile così create 3 sale travaglio parto al posto dell’unica che esisteva provvista di 2 letti da parto. Poi colori nuovi, letti da parto e mobilio nuovi, soffitti colorati ecc.

Tutti gli addetti ai lavori la giudicano esteticamente bella.

Certo, rispetto a dove finora e dal 2009 l’utenza partoriva, è sicuramente un enorme e dignitoso passo avanti, per fare il quale però ci sono voluti 9 anni anziché 9 mesi come preventivato a settembre 2009.

Esiste in tutto questo una precisa responsabilità della politica della regione e anche delle diverse direzioni strategiche della ASL che, pur nell’assoluto e obbligatorio rispetto dei limiti politici e economici imposti, ha ampie possibilità di scelte strategiche se queste non sono in contrasto, tradotto non interessano, con la politica di riferimento.

  • Chiudere una sala parto per 9 anni per “ristrutturazione”, è una gravissima perdita economica e di immagine per la regione, la città, la ASL. Comporta un gravissimo danno per l’utenza. In 9 anni si costruisce una città. Eppure è accaduto.
  • Chiudere completamente un reparto di un ospedale per più di 3 anni, 2009-2012, per una ristrutturazione che poteva essere conclusa in pochi mesi, è una perdita doppia per la sanità pubblica, in termini di produttività e di emolumenti, perché il personale in quei 3 anni “a scartamento ridotto” è stato comunque pagato, anche se ha perso premi di produttività non banali e quindi ne ha avuto un danno diretto. Anche questo è accaduto.
  • Ridurre a 16 letti misti un reparto che con il suo personale, poche aggiunte, poca spesa, ne può gestire almeno il doppio, è una perdita economica costante nel tempo. Anche questo è accaduto.
  • Mettere insieme pazienti ostetriche e oncologiche nello stesso reparto e stesse stanze, nel 3000, non è degno di un paese civile. E anche questo è accaduto e accade.

LA STORIA

Con un ordine di servizio del 30 settembre 2009 la Direzione Medica dell'Ospedale S. Eugenio imponeva uno sgombero da attuare in 5 gg. del reparto e della sala parto dell'Ospedale S. Eugenio perché il 6 ottobre 2009 sarebbero iniziati i lavori di ristrutturazione integrale dei locali della ostetricia e ginecologia, termine previsto per la chiusura dei lavori agosto 2010.

Il reparto e la sala parto erano vecchi di 25-30 anni e la sala parto gravemente e pericolosamente fuori norma per gli standard assistenziali previsti dal 2000, e inoltre da quando era stata inaugurata e poi utilizzata non c'era mai stata nessuna manutenzione se non quella ordinaria.

Il progetto prevedeva una sala travaglio parto con 3 distinti ambienti, ciascuno con 1 letto di travaglio e con una vasca per il parto in acqua e di 2 sale operatorie, 1 destinata all'urgenza ostetrica e l'altra all'elezione. Cosa importante era completamente adeguato a quanto richiesto dalla normativa definita poco tempo dopo per un 3° livello assistenziale ostetrico (l'ostetricia del S Eugenio lo era e lo è rimasta, cioè assiste tutte le gravidanze a tutte le epoche gestazionali).

Cosa ancora più importante risultava completamente finanziato.

La ditta SIRAM aveva presentato il progetto e comunicava alla Direzione Strategica Aziendale, alla Direzione Medica Ospedaliera e tutte le organizzazioni ospedaliere interessate, che lo avrebbe realizzato. Tutte le autorità aziendali coinvolte avevano firmato il progetto.

Per fare questo i 28 letti destinati all'attività ostetrica e ginecologica vengono provvisoriamente ridotti a 5 e trasferiti all'ottavo piano dell'ospedale, e una sala parto con 2 letti da parto viene provvisoriamente ricavata nel blocco operatorio. Sempre nel blocco operatorio e in continuità con questo si rende provvisoriamente disponibile una sala operatoria dedicata alla ostetricia, sia per l’elezione che per l’urgenza. Questa organizzazione, ancorché provvisoria, è rimasta in piedi fino a oggi.

Il 26 maggio 2010 la società SIRAM conferma che partiranno i lavori per la nuova sala parto come da progetto e che si concluderanno chiavi in mano 45 gg dopo l'inizio.

A giugno 2010 però cambia il Direttore Generale dell’azienda e le cose cambiano completamente. Il reparto di ginecologia, 8 letti e servizi, e che includeva, in area e accessi separati, l’attività del servizio di pianificazione famigliare, non viene più costruito anche se già finanziato e al suo posto e con il finanziamento avuto (la politica della Regione era d’accordo?) viene costruito un servizio ortopedico. Il reparto di ostetricia, che avrebbe dovuto avere, da 28 letti prima dell’inizio del lavori, 20 letti di sola ostetricia, avrà alla fine della drastica riduzione dei posti letto regionali pianificata e attuata in quel periodo sotto la Presidenza di Renata Polverini, solo 16 letti in tutto (la politica della Regione ne era informata?) in cui saranno ricoverate pazienti ostetriche insieme a quelle ginecologiche e viene completato solo nel primo semestre 2011, con 1 anno di ritardo rispetto ai tempi previsti, e viene aperto solo dopo un altro anno, il 26 marzo 2012. I lavori per il rifacimento della sala parto, quella che viene inaugurata a dicembre, non partiranno mai se non nella seconda metà del 2017.

Nel 2011 il Direttore Generale, a lavori per il reparto terminati, fa cambiare completamente la nuova e mai usata pavimentazione del reparto perché il colore non era di suo gusto e l'apertura viene ulteriormente ritardata al 2012 per un problema di allaccio alla climatizzazione centralizzata

Contemporaneamente all’inizio del 2011 il Direttore Generale presenta un progetto di ristrutturazione della sala parto con 2 sale travaglio parto e 1 sala operatoria, assolutamente inadeguata alla attività ostetrica in atto di 3° livello.

La proposta non ha successo. Alla fine la procedura non si realizza, né quella né un’altra. Neanche la declassificazione.

Negli anni che seguono e fino al 2016 della ristrutturazione della sala parto non ne parla più nessuno, né la direzione aziendale né la regione.

Il 26 marzo 2012 si apre il reparto, unico e misto, pazienti ostetriche e ginecologiche, anche oncologiche, insieme.

Il Direttore Sanitario Aziendale dell’epoca argomenta in proposito che siccome sono donne non c'è niente di strano che stiano insieme anche nella stessa stanza. Se poi una deve partorire e l’altra ha un cancro….

Tale situazione è rimasta a oggi immodificata e il personale assistenziale per tutti questi anni ha cercato, con poco successo ma almeno ci ha provato, di dividere le stanze delle donne che partorivano da quelle delle donne che si dovevano operare.

Nel 2014 cambia di nuovo la Direzione Generale e Sanitaria della azienda.

A aprile 2014 la nuova Direzione Generale argomenta sul problema che con il piano di rientro in atto la Regione non autorizza nessuna spesa e le donne che partoriscono al S Eugenio devono continuare a farlo in sala operatoria.

La UOC, ridotta in un colpo solo e senza nessuna apparente logica, da 28 a 16 letti, 12 letti in più in tutto il Lazio non avrebbero cambiato niente, assisteva e assiste ancora oggi tutta la tipologia di gravidanze.  Con soli 12 letti per ricoveri ostetrici è diventata dal 2012 il più piccolo centro assistenziale di terzo livello presente in Italia e ha assistito circa 1000-1200 parti ogni anno anche se in sala operatoria.

Poi il rapporto tra numero di letti e parti è stato un record di produttività assistenziale ostetrica per Roma e forse anche per l'Italia. Inoltre nel 2015 e 2016 è stata la prima organizzazione a Roma per il minor numero di tagli cesarei effettuati su prime gravidanze.

Nel corso del 2016, abbastanza improvvisamente, viene presentato da parte della Direzione Strategica Aziendale un progetto di ristrutturazione per la sala parto che la rende idonea, per riferiti problemi di finanziamento, solo a un primo livello assistenziale (la politica della Regione ne era al corrente?). Insieme al progetto è pronto un discretamente alto impegno di spesa per un ultra tecnologico arredamento.

Il Direttore si rifiuta di firmare un progetto che non rispetta le norme previste per il livello assistenziale della struttura. Il progetto viene ritirato.

Nel primo semestre 2017 il Nuovo Direttore della UOC firma un progetto di ristrutturazione che si conclude adesso, solo 18 mesi dopo. L’inaugurazione del 27 dicembre festeggia la fine dei lavori di ristrutturazione della sala parto

E fino a oggi, dal 2009, le donne che hanno deciso e decidono di partorire al S Eugenio lo hanno fatto e lo fanno ancora in sala operatoria, assolutamente dentro la sala operatoria generale, in spazi inadeguati a un luogo di parto, provvisti di un unico stanzone chiamato di travaglio o di osservazione, in cui vengono seguiti i casi più difficili e dove stazionano anche le donne dopo il parto, priva di finestre e di bagno e separata dai chirurghi generali da uno o due paraventi.

E’ vero, sembra la trama di un film…e invece è solo realtà e poteva essere diversa.

Infatti dopo l’improvviso e inaspettato arresto lavori del 2009, magari anche giustificato, visto che non si riusciva, per motivi di spesa, a costruire un nuovo blocco parto, un buon amministratore poteva proporre alla regione di ripristinare l’esistente e con 30000-40000 euro (niente, una protesi d’anca di qualità costa circa 2000 euro), magari qualcosa di più ma oculatamente speso, si potevano mettere a norma i locali della esistente vecchia sala parto (pavimentazione, finestre, condizionamento, porte, impianto elettrico ecc) che ne avrebbe consentito un uso quotidiano con gli stessi identici arredi usati fino a oggi nel blocco operatorio. Soluzione di buon senso, esteticamente non meravigliosa e certamente non adeguata al livello assistenziale della UOC, ma non più di quanto finora è stato, però almeno dignitosa e funzionale per le donne che vi venivano ricoverate e che potevano anche avere ben 2 bagni a disposizione.

Una risposta a “Breve storia della sala parto di Ostetricia e Ginecologia dell’Ospedale S Eugenio di Roma dal 2009 a oggi”

  1. La Sanità dopo l’Assessore Cosentino che ha dato più spazi al pubblico purtroppo ha avuto Storace e la Polverini che hanno distrutto Buona parte di quanto si era costruito o si stava ricostruendo.
    Ma i cittadini si dicumentano?
    Bene ha fatto chi ha riportato alla verità le cose.

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