il malato e la malattia

 

Speciale è chi ascolta le tue paure e le trasforma in coraggio

Nmarghe Niki

Una cosa è certa: un medico che è capace di sollecitare una persona che si rivolge a lui per motivi professionali a aprirsi a un dialogo e poi di ascoltarla in silenzio per tutto il tempo che serve a metterla a proprio agio per aver raccontato tutto quello che voleva dire, ha già messo a punto una capacità di cura impensabile.

E non è difficile capirlo se si pensa che già da qualche anno qualunque donna o uomo che ha un problema di salute e che è in grado di usare internet e i social, prima cerca notizie e anche pareri su cui farsi un’idea più precisa del suo male e poi cerca un esperto, un medico, con cui vorrebbe un confronto su quello che ha letto e sull’idea che se ne è fatta\o.

Solo 20 anni fa le cose erano diverse, chi arrivava a sedersi davanti a un medico per un suo problema difficilmente aveva delle idee al riguardo e proprio perché non aveva idee, in genere si rimetteva al parere dell’esperto. Il compito che il malato chiedeva al medico era che capisse la sua malattia e prescrivesse una terapia. Senza troppe spiegazioni.

Da allora è cambiato tutto, la paziente, il paziente, ha idee, giuste o sbagliate poco importa, in merito alla sua malattia e vuole parlarne, e così facendo offre al medico una grande opportunità, quella di ascoltarla\lo e così facendo può conquistarne la fiducia e interagire positivamente, già prima di prescrivere una terapia, su tutti gli aspetti della sua malattia.

E alla fine si è scoperto che le parole curano almeno come i farmaci, e allora il medico che ascolta e poi parla usando toni famigliari e termini comprensibili a chi medico non è, cura prima ancora di iniziare a utilizzare i farmaci. Cosi possono essere ridotti i ricoveri ospedalieri quasi di 4 volte mentre le malattie metaboliche, come l’ipercolesterolemia e il diabete, dove la volontà e presa di coscienza del paziente sono determinanti sui risultati, 1 volta su 3 migliorano solo se il medico se ne fa carico attraverso un dialogo costruttivo e non impositivo. E dove questo non è possibile, sicuramente la terapia medica o chirurgica che segue questo dialogo, sarà migliore perché la paziente o il paziente saranno motivati a seguirla perché in qualche modo ne hanno capito le finalità.

Per restare nel campo ostetrico e ginecologico spiegare esattamente perché si chiede di fare o di non fare qualcosa, spiegare perché si prescrive un detergente intimo e non un altro, quali e quante terapie e con quali risultati si possono fare in alternativa tra loro per un determinato motivo, magari solo per una contraccezione, e aspettare un parere da parte della paziente, esaltare alcune attività fisiche per il benessere generale e magari per evitare l’incontinenza urinaria o il sovrappeso in gravidanza, spiegare le possibili alternative a un intervento chirurgico con i loro pro e i loro contro, insomma alla fine tutto questo si chiama dialogo e il dialogo cura.

Questo è il rapporto ideale. E quello reale? Dai dati disponibili nei lavori fatti sull’argomento solo 1\4 dei medici è capace di instaurare con chi si rivolge a lui un rapporto empatico, il tempo medio di una visita non supera i 9 minuti e il racconto della paziente inizia a essere interrotto dalle domande del medico neanche 1 minuto dopo che ha iniziato a parlare. La prestazione medica prosegue con una Diagnosi che non si cerca far capire e finisce con una Terapia più imposta che condivisa.

Uno dei motivi alla base di questo è che non tutti i medici, ma avviene in tutti i campi, sono dei comunicatori e sanno spiegare in maniera corretta e chiara quello che stanno facendo o vorrebbero fare. Alla fine non è solo un problema di guadagno nello studio privato o di performance dettate dall’ ospedale (numero di visite\ora), che sicuramente hanno la loro responsabilità, ma anche di sensibilità e di cultura.

Per ovviare a questo sarebbe ora che le Facoltà di Medicina introducessero nel loro ordinamento di studio, un corso, da rendere obbligatorio come quello di inglese, sulla comunicazione e i cui principi possono essere riassunti, molto sinteticamente, nei seguenti 7 punti

1. Creare l’atmosfera
2. Stimolare il paziente a aprirsi al dialogo
3. Ascoltare e informarsi
4. Saper valutare la comunicazione non verbale
5. Rispondere serenamente e senza enfasi a tutte le domande
6. Prima di dare consigli offrire delle ipotesi di soluzioni da condividere senza cercare di imporle
7. Essere pronti alla battuta che crei empatia.

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