LA TERAPIA PER TUMORE AL SENO O ALL’OVAIO CAUSA ATROFIA VULVO VAGINALE. MA SI RISOLVE TUTTO.

Siccome la mucosa vulvo vaginale si nutre degli estrogeni prodotti dall’ovaio, quando l’ovaio non li produce più, tipicamente e fisiologicamente con la menopausa, la mucosa vulvo vaginale soffre, si assottiglia, perde idratazione, insomma si secca e il quadro clinico si chiama atrofia vulvo-vaginale.
Questo è quello che succede in menopausa. Una parte di queste donne hanno anche problemi vescicali (cistiti ricorrenti, incontinenza) perché gli estrogeni mantengono anche il benessere di parte della mucosa vescicale. Se questo accade si concretizza quella che si chiama “sindrome genito-urinaria”. Oltre il 60% delle donne in menopausa e che ne soffre non sa che è una condizione cronica destinata a peggiorare con il passare del tempo.

Se il problema è la menopausa o l’anoressia si può integrare l’estrogeno che manca con un prodotto di commercio, sia locale che generale.

Se però il problema è un tumore al seno o all’ovaio non è possibile sostituire l’estrogeno perché quasi sempre è implicato nel favorire la crescita di questi tipi di tumore. A aggravare il tutto c'è il problema che la mancanza di estrogeni indotta chirurgicamente o da farmaci provoca disturbi in media più gravi rispetto a quelli provocati dalla menopausa.
Infine questi disturbi vanno a colpire donne già emotivamente coinvolte, anzi sconvolte, dal loro tumore e che reagiscono con una forte componente emotiva di segno negativo.
Il 50% delle donne in menopausa e il 70% di quelle che hanno avuto e sono in terapia per un tumore mammario o ovarico ne soffrono.

Ma......
tutti i sintomi della sindrome genito urinaria si possono risolvere senza problema con una serie di terapie locali e sistemiche non ormonali e tra queste sicuramente c’è quella che andrà bene e risolverà il problema della atrofia e il più grave dei sintomi a questa associata, il dolore ai rapporti sessuali.

Bisogna impegnarsi un poco …. E affidarsi a un medico competente del problema.

Dunque non c’è un inevitabile prezzo da pagare alla terapia per cancro? No, sicuramente no.

L’atrofia come conseguenza della terapia dei tumori femminili.
In Italia sono circa 700.000 le donne che hanno avuto una diagnosi di carcinoma mammario e circa 50.000 i nuovi casi che vengono diagnosticati ogni anno. Per questa patologia, così come per il tumore ovarico, il trattamento oncologico comporta in genere l’induzione di una situazione di tipo menopausale.

Alla fine queste donne stanno peggio di quelle che perdono gli estrogeni per una menopausa naturale: addirittura 2\3 di queste riportano disturbi della funzione sessuale, con riduzione del desiderio sessuale e del numero di rapporti sessuali e presenza di dolore al rapporto.

Il dolore nei rapporti sessuali ha naturalmente un impatto diretto sulla vita sessuale e
anche sull'uomo che pur sapendo bene che la sua partner ha un problema ormonale,
inevitabilmente si sente rifiutato.
Come conseguenza il maschio può sviluppare l’eiaculazione precoce e\o la disfunzione
erettile sulle quali è doveroso intervenire anche tramite l’aiuto e il counselling da parte di
un esperto.

E’ per questo che è necessario un approccio ginecologico specialistico a ampio respiro, o
se necessario multidisciplinare, che sappia dare risposte adeguate alle molteplici
problematiche che incidono sul benessere e sulla vita intima di queste donne colpite da
neoplasia mammaria o ovarica fin dal primo momento della diagnosi e subito dopo la
terapia chirurgica mentre è in corso la terapia oncologica di supporto.

La comunicazione è l’inizio della soluzione.
Il 75% delle donne si aspetta che siano i medici ad iniziare la discussione sui sintomi
menopausali e la salute sessuale, ma i dati raccolti suggeriscono che questo si verifica
soltanto nell’11% dei casi.
Ne consegue che la assoluta maggioranza di queste donne vive male perché non pratica
nessuna terapia utile a farla star bene, che è ancora di più di stare meglio e è un risultato
facilmente raggiungibile.

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