AL FEMMINILE: E SE FARE SESSO NON MI ECCITA?

Prima di eccitarsi, una donna, come un uomo, deve desiderare.

Il desiderio è un riflesso emozionale, della testa, mentre l’eccitazione si sviluppa sul piano fisico, è legata al corpo.

L’eccitazione sessuale prepara l’orgasmo (la vagina si lubrifica, aumenta la frequenza cardiaca e quella del respiro ecc ) con un’attivazione generale dell’organismo finalizzata a evocare e godere di un piacere sessuale, quello orgasmico, soggettivo e sempre diverso, perché nessun orgasmo è uguale a un altro…..

L’eccitamento sessuale porta quindi all’attivazione sessuale.

Ma l’eccitazione sessuale può non avvenire…….

e allora se non c’è eccitazione, non c’è attivazione sessuale!

La mancata attivazione sessuale rende impossibile raggiungere e mantenere, fino al completamento dell’attività sessuale, una lubrificazione e tumescenza vulvo vaginale (per capirci un rigonfiamento) adeguate e in risposta ad una eccitazione sessuale.

Se non c’è eccitazione non si verifica né il gonfiore dei genitali esterni né la lubrificazione vaginale e l’attivazione sessuale non avviene.

Se poi a questo si associa anche dolore alla penetrazione la donna inizia a evitare il rapporto sessuale.

Il disturbo dell’eccitazione sessuale femminile, può essere

da un punto di vista temporale

• Permanente: la donna ha, da sempre, presentato la difficoltà;
• Acquisito: insorto in seguito a apprendimenti culturali ed esperienze personali negative, es. una violenza;

e da un punto di vista relazionale

• Generalizzato: si presenta costantemente al variare dei partner;
• Situazionale: la difficoltà a eccitarsi è presente con un solo partner o solo in determinate circostanze ambientali. Il più facile da risolvere.

Il disturbo è inoltre riconducibile a varie cause:

• scarso tono dei muscoli perineali;
• infezioni ripetute o infiammazioni croniche vulvo-vaginali;
• difficoltà nell’elaborazione di fantasie sessuali;
• menopausa;
• fobie sessuali specifiche;
• attività sessuale poco performante;
• scarsa comunicazione di coppia;
• omofobia;
• omosessualità non riconosciuta.

Alcuni dei trattamenti che si usano in questo casi rientrano sicuramente nella categoria “fai da te”

• Autostimolazione genitale e/o uso di vibratori;
• Uso di materiale erotico (fotografie, film, libri) con il fine di stimolare le fantasie sessuali;
• Esercizi comportamentali di Kegel che migliorando il tono vaginale aumentano la sensibilità e la possibilità di eccitamento
• Lubrificanti

Comunque questi trattamenti “fai da te” non sono risolutori se alla base del disturbo ci sono problematiche complesse o multiple.

Sotto questa prospettiva è meglio una consultazione con un medico esperto del problema (meglio 2, un ginecologo e uno psicoterapeuta competente in sessuologia) che, valutata la situazione anatomica e quella psicologico-comportamentale potranno indirizzare il trattamento verso la migliore risoluzione della problematica.

Maurizio Zaza e Rosa Laura Tartaglia

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